La vita passata è una foglia secca, screpolata, senza linfa né clorofilla, crivellata di buchi, lacerata e sfrangiata, che, vista in controluce, presenta soltanto lo scheletro delle sue nervature sottili e friabili. È necessario un certo sforzo per renderle il suo aspetto carnoso e verde di foglia fresca, per restituire agli eventi e ai casi quella pienezza che appaga coloro che li vivono, impedendo loro d'immaginarli diversi.
Marguerite Yourcenar, Care memorie, 1974.
Cfr. Marguerite Yourcenar, Care memorie, Torino, Einaudi, 1981, p. 105.
Per non perdere il bandolo della matassa in un argomento così trascendentale, conviene sapere prima di tutto dove sono ubicati e come funzionano gli archivi e gli schedari. Sono divisi, strutturalmente e fondamentalmente, o, se vogliamo usare parole semplici, in obbedienza alle leggi di natura, in due grandi aree, quella con gli archivi e gli schedari dei morti e quella con gli schedari e gli archivi dei vivi.
José Saramago, Tutti i nomi, 1997.
Cfr. José Saramago, Tutti i nomi, Torino, Einaudi, 2001, pp. 4-5.
Alle radici della nostra memoria, in decine di storie di vita, trovo una frattura. La nostra identità si costruisce a partire da contraddizioni. Anche i racconti che sottolineano la continuità della propria vita estraggono dalla materia autobiografica (...) i temi ricorrenti della scissione, della differenza, del contrasto.
La materia del narrare è l'Italia del secondo dopoguerra...
Luisa Passerini, Autoritratto di gruppo, 1988.
Cfr. Luisa Passerini, Autoritratto di gruppo, Firenze, Giunti, 1988, p. 37.
Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L'Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell'oblio dell'etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, le sue conversioni. Ma l'Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com'è. In cui tutto scorre per non passare davvero.
Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975.
Cfr. Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Milano, Garzanti, 1975, p. 87.
C'erano gli immensi depositi che contenevano i documenti corretti, e le fornaci nascoste dove venivano distrutti gli originali. Da qualche parte stavano i cervelli pensanti, rigorosamente anonimi, che coordinavano il tutto e fissavano le linee politiche che imponevano di preservare, falsificare o distruggere un determinato frammento del passato.
A sua volta, poi, l'Archivio non era che un ramo del Ministero della Verità ...
George Orwell, 1984, 1948.
Cfr. George Orwell, 1984, in Romanzi e saggi, Milano, Mondadori, 2000, p. 928.
...il magazzino della memoria è spesso più fornito di materia di quello dell'invenzione...
Michel de Montaigne, Saggi, 1580.
Cfr. Michel de Montaigne, Saggi, Milano, Adelphi, 1998, p. 42.
...e vide l'epigrafe delle pergamene perfettamente ordinata nel tempo e nello spazio degli uomini...
Gabriel GarcÃa Márquez, Cent'anni di solitudine, 1967.
Cfr. Gabriel GarcÃa Márquez, Cent'anni di solitudine, Milano, Mondadori, 1988, p. 403.
Risme su risme di fogli scritti si accumulano negli archivi, che sono più tristi dei cimiteri, perché non ci entra nessuno nemmeno il giorno dei morti.
Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere, 1982.
Cfr. Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere, Milano, Adelphi, 1988, p. 109.
Se qualcosa non è registrato nei nostri schedari, vuol dire che non esiste.
Jocasta Nu a Obi-Wan Kenobi, Star Wars. L'attacco dei cloni, regia di G. Lucas, 2002.
avevano o che li avevano dimenticati. «Venditore di ricordi veri, freschi, autentici, verificabili», aveva persino scritto uno di loro su una lavagna da scolaro appesa al muro. Non avevano molti clienti. I ricordi non erano merce rara in quel paese, ma bisogna dire che ad Agadir questo piccolo commercio della memoria era stato abbastanza fiorente. Dopo il terremoto certi sopravvissuti avevano perso la memoria, altri avevano cercato di verificare i loro ricordi, ...».
Tahar Ben Jelloun, A occhi bassi, 1991.
Cfr. Tahar Ben Jelloun, A occhi bassi, Torino, Einaudi, 1993, pp. 41-42.
Quand'è che i miei luridi compatrioti di tutte le classi, di tutti i ceti, impareranno a tener ordinato il proprio tavolino di lavoro? A non ammonticchiarvi le carte d'ufficio insieme alle lettere della mantenuta, insieme al cestino della merenda, insieme al ritratto della propria nipotina, insieme al giornale, insieme all'ultimo romanzo, all'orario delle Ferrovie, alle ricevute del calzolaio, alla carta per pulirsi il culo, al cappello sgocciolante, alle forbici delle unghie, al portafogli privato, al calendario fantasia?
Carlo Emilio Gadda, Giornale di guerra e di prigionia, 24 luglio 1916.
Cfr. Carlo Emilio Gadda, Giornale di guerra e di prigionia, Torino, Einaudi, 1965, p. 165.
... sono state giornate furibonde senza atti d'amore
senza calma di vento solo passaggi e passaggi
passaggi di tempo
ore infinite come costellazioni e onde spietate come gli occhi della memoria
altra memoria e non basta ancora cose svanite facce e poi il futuro...
Da Anime salve Testi e musiche Fabrizio De Andrè e Ivano Fossati 1996
L'intera città è cartografata nell'archivio. Possiamo tracciare l'evoluzione orizzontale di ogni edificio e di ogni strada di Toronto. In un certo senso, l'Archivio è molto simile alla Roma dell'analogia di Freud con la mente: una città impossibile in cui ogni cosa esiste simultaneamente. Un edificio buttato giù un centinaio di anni fa coesiste con quello attuale, occupando lo stesso posto. Nulla si distrugge. Tutto si ricorda.
Douglas Cooper, Amnesia, 2000.
Cfr. Douglas Cooper, Amnesia, Roma, Fanucci, 2000.
Blessed is the memory.
Leonard Cohen, in Songs of Leonard Cohen, Columbia, 1967
Mi disse: «Ho più ricordi io da solo, di quanti non ne avranno tutti gli uomini insieme, da che mondo è mondo». Anche disse: «I miei sogni sono come la vostra veglia». E anche: «La mia memoria, signore, è come un deposito di rifiuti».
Jorge Luis Borges, Funes, o della memoria, 1944.
Cfr. Jorge Luis Borges, Funes, o della memoria, in Tutte le opere, a cura di D. Porzio, Milano, Mondadori, 1997, vol. I, p. 712.
La memoria è necessaria per tutte le operazioni della ragione.
Blaise Pascal, Frammenti, 1670.
Cfr. Blaise Pascal, Frammenti, Milano, Rizzoli, 2002, p. 657.
SCONOSCIUTO: Voi siete il cancelliere?
IMPIEGATO: No, signore. Io sarei il becchino. Questo (battendo sulla cassa a rotelle) è il carro funebre, questi (mostra i fascicoli) sono i cadaveri.
SC.: E il cimitero? IMP. (indicando una porta): È l'archivio, signore. Un posto piuttosto oscuro e tranquillo dove io porto questa roba e gli do sepoltura.
SC.: Siete archivista? IMP.: Io dico becchino.
Ugo Betti, Corruzione al Palazzo di Giustizia, 1944.
Cfr. Ugo Betti, Corruzione al Palazzo di Giustizia, Roma, Newton Compton, 1993, p. 72.
...un ricordo, se scelto in modo adatto, è uno stato di coscienza che implica un'infinità di altri stati di coscienza, se non addirittura tutti gli altri stati di coscienza, tutti gli altri ricordi, di modo che la coscienza, quando fissa la propria attenzione su un singolo ricordo, si sdoppia, e al suo seguito si sdoppia ogni parte della coscienza.
Henri Bergson, Storia della memoria e storia della metafisica, 1904.
Cfr. Henri Bergson, Storia della memoria e storia della metafisica, Pisa, Edizioni ETS, 2007, p. 108.
Grande è il potere della memoria: un non so che di terrificante, o mio Dio; un complesso profondo e infinito: e tutto ciò è lo spirito, e tutto ciò sono io.
Agostino, Confessioni, 397-401 ca.
Cfr. Agostino, Confessioni, Milano, Rizzoli,1996, p. 287.