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Altre ragioni per frequentare Internet

La lectio magistralis di Laurence  Lessing  a Montecitorio portava solide ragioni per la collettività e per i governi a favore della libera circolazione dei contenuti sulla rete come  luogo dell’incontro che favorisce la creatività dei giovani: un appello alla saggezza che invita a considerare gli aspetti positivi e le potenzialità  del mezzo  senza però ignorare rischi , perdite e  negatività che inevitabilmente un mezzo così potente si porta dietro.

 

Non si tratta di “maanchismo” ma di  rifiuto di scenari apocalittici  in cui tutto quello che conosciamo non ci sarà più, sostituito da una realtà in negativo, respingente in quanto ci  vede totalmente estranei.  Di volta in volta i mezzi di comunicazione ci  coinvolgono in cambiamenti inesorabili di cui è difficile prevedere l’esito ma con cui s’impara con il tempo non solo a convivere ma a  vivere pienamente, producendo anticorpi e aggiustamenti per ridurre gli effetti negativi. Questi  aggiustamenti non  possono darsi l’obiettivo di invalidare il mezzo alterandone nella sostanza la fisionomia come farebbe la censura o il progressivo restringimento degli spazi su Internet.

Chi per età e formazione  vede con maggior lucidità tutti i limiti di Wikipedia, del  web2.0 e del valore qualitativo dell’informazione presente sulla rete, oltre a ritirarsi sull’Aventino, può  provare a portare negli ambienti digitali  quelle logiche, quei metodi e processi di produzione di contenuti che ritiene inscindibili dalle attività culturali, scientifiche ed editoriali sia che comunichino a mezzo stampa, televisione o rete. Del resto la stessa Wikipedia  sta ampiamente recuperando fasi del processo di produzione enciclopedica come la redazione, la revisione e il ricorso a competenze riconosciute.

Ciò che spaventa è che il popolo della rete supera i confini tradizionali degli Stati così come le categorie storiche e geografiche, aggregandosi in comunità secondo motivazioni nuove e spesso imprevedibili.

Per quanto accelerati siano oggi i tempi del ricambio fra vecchio e nuovo, ci vorranno più di pochi decenni per elaborare modi, linguaggi e usi specifici dello stare in rete. Lo abbiamo già sperimentato nei processi consolidati dell’editoria, del cinema e della televisione, e poiché i linguaggi non si imparano solo sui libri o ai convegni ma nell’uso, è necessario che studiosi, esperti e operatori culturali  non siano solo utenti ma sempre più  autori e produttori  per la rete in modo che lo spazio digitale sia popolato non solo dall’espressioni di tutte le possibili soggettività ma sempre più da storie e geografie, ovvero da contenuti passati al vaglio di un qualche metodo di indagine, da studi e competenze la cui necessità  neppure oggi  è in discussione.  Internet non è la somma di una sconfinata quantità di pubblicazioni  ma è uno spazio che contiene  e connette  pubblicazioni, anche di  pochi caratteri, ognuna delle quali ha un autore intenzionale e un editore (spesso coincidono) che sono responsabili dei contenuti e dei modi in cui vengono elaborati e aggregati.   

 

Madel Crasta