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Altre ragioni per frequentare Internet
Non si tratta di “maanchismo” ma di rifiuto di scenari apocalittici in cui tutto quello che conosciamo non ci sarà più, sostituito da una realtà in negativo, respingente in quanto ci vede totalmente estranei. Di volta in volta i mezzi di comunicazione ci coinvolgono in cambiamenti inesorabili di cui è difficile prevedere l’esito ma con cui s’impara con il tempo non solo a convivere ma a vivere pienamente, producendo anticorpi e aggiustamenti per ridurre gli effetti negativi. Questi aggiustamenti non possono darsi l’obiettivo di invalidare il mezzo alterandone nella sostanza la fisionomia come farebbe la censura o il progressivo restringimento degli spazi su Internet. Chi per età e formazione vede con maggior lucidità tutti i limiti di Wikipedia, del web2.0 e del valore qualitativo dell’informazione presente sulla rete, oltre a ritirarsi sull’Aventino, può provare a portare negli ambienti digitali quelle logiche, quei metodi e processi di produzione di contenuti che ritiene inscindibili dalle attività culturali, scientifiche ed editoriali sia che comunichino a mezzo stampa, televisione o rete. Del resto la stessa Wikipedia sta ampiamente recuperando fasi del processo di produzione enciclopedica come la redazione, la revisione e il ricorso a competenze riconosciute. Ciò che spaventa è che il popolo della rete supera i confini tradizionali degli Stati così come le categorie storiche e geografiche, aggregandosi in comunità secondo motivazioni nuove e spesso imprevedibili. Per quanto accelerati siano oggi i tempi del ricambio fra vecchio e nuovo, ci vorranno più di pochi decenni per elaborare modi, linguaggi e usi specifici dello stare in rete. Lo abbiamo già sperimentato nei processi consolidati dell’editoria, del cinema e della televisione, e poiché i linguaggi non si imparano solo sui libri o ai convegni ma nell’uso, è necessario che studiosi, esperti e operatori culturali non siano solo utenti ma sempre più autori e produttori per la rete in modo che lo spazio digitale sia popolato non solo dall’espressioni di tutte le possibili soggettività ma sempre più da storie e geografie, ovvero da contenuti passati al vaglio di un qualche metodo di indagine, da studi e competenze la cui necessità neppure oggi è in discussione. Internet non è la somma di una sconfinata quantità di pubblicazioni ma è uno spazio che contiene e connette pubblicazioni, anche di pochi caratteri, ognuna delle quali ha un autore intenzionale e un editore (spesso coincidono) che sono responsabili dei contenuti e dei modi in cui vengono elaborati e aggregati.
Madel Crasta
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