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Introduzione
La proposta governativa di modifica del sistema elettorale, presentata alla fine del 1952 ed approvata nei primi mesi del 1953, prevedeva che qualora un partito, o più partiti apparentati, presenti cioè sotto lo stesso simbolo in almeno cinque circoscrizioni su 31, avessero raggiunto il 50% più uno dei voti validamente espressi, avrebbero ottenuto il 65% dei seggi. Il restante 35% sarebbe invece stato assegnato alle forze di opposizione proporzionalmente ai risultati conseguiti da ciascun partito. |
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La nuova legge nasceva dalla convinzione che per assicurare la governabilità del Paese fosse necessario puntare alla stabilizzazione degli equilibri centristi che l’esito delle elezioni amministrative del 1951 e del 1952 sembrava aver messo in crisi. Il forte ridimensionamento registrato in quell’occasione dalla Democrazia Cristiana e dai suoi “alleati” di governo e la contemporanea crescita delle sinistre e soprattutto delle destre apparivano alla classe dirigente segnali di una minaccia per la tenuta della giovane democrazia italiana. Contro questi pericoli, la soluzione possibile veniva individuata proprio nel rafforzamento della compattezza dell’esecutivo. |
Tale prospettiva comportava la prosecuzione della collaborazione tra il partito democristiano ed i partititi “minori”. Nella intenzione dei proponenti l’introduzione di un meccanismo maggioritario avrebbe consentito non solo la governabilità del paese, ma addirittura la tutela del regime democratico.La presenza di diverse formazioni partitiche e il riconoscimento implicito della corrispondenza tra logica elettorale proporzionale e democrazia rappresentativa cedevano, cioè, il passo ad una concezione dell’architettura istituzionale organizzata intorno alla centralità del governo che, ponendo un argine al ruolo dei partiti, intendeva ridurre il rischio di un'emergenza della sinistra e della destra nel pieno della guerra fredda. |
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Non è un caso che la riforma del 1953 e il mancato raggiungimento del premio di maggioranza da essa previsto vengano considerati momenti periodizzanti nella storia dell’Italia repubblicana. Il fallimento del tentativo di intervenire sul sistema elettorale come correttivo degli squilibri politici ed istituzionali segnava la sconfitta del progetto maggioritario. Tale esito è stato interpretato dalla storiografia in modo diverso: chi valutandolo come un passaggio prematuro; chi considerandolo un'occasione persa per sottrarre il Governo al controllo diretto dei partiti. |
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